Da qualche anno sono emersi due nuovi protagonisti nella lotta contro il tumore: il sistema immunitario e il microambiente tumorale, sui quali si sta concentrando l’attenzione dei ricercatori. In quest’ottica, in un recente studio coordinato dalla Dottoressa Criscitiello e dal Prof. Curigliano della Divisione Sviluppo Nuovi Farmaci IEO è stata valutata la rilevanza dell’infiltrato immunitario (linfociti infiltranti il tumore, anche detti TILs) sulla prognosi delle pazienti con carcinoma della mammella triplo-negativo operato e non sottoposte a chemioterapia adiuvante.
Il tumore triplo-negativo, infatti, interessa il 15-20% delle pazienti con tumore mammario e presenta un elevato tasso di recidiva entro i primi cinque anni dalla diagnosi. Inoltre il trattamento di scelta è tuttora rappresentato dalla chemioterapia.
I ricercatori di quattro diversi centri (Istituto Europeo di Oncologia, Institut Curie di Parigi, Gustave Roussy di Villejuif e Asan Medical Center di Seoul) hanno raccolto e analizzato retrospettivamente i dati di 476 pazienti con tumore mammario triplo-negativo. Le pazienti incluse nello studio erano state trattate con chirurgia e radioterapia, ma non avevano ricevuto alcuna chemioterapia post-operatoria adiuvante. I ricercatori hanno valutato la quantità di TILs in questi tumori e hanno osservato che la loro presenza era associata ad una prognosi migliore e ad una sopravvivenza libera da malattia più lunga. Un più alto tasso di TILs correlava inoltre con un minor rischio di recidiva sia locale sia a distanza.
Sulla base di questi risultati, gli autori concludono che l’infiltrato immunitario possa essere un importante fattore prognostico da tener in considerazione per la scelta terapeutica. Infatti, pazienti con tumori triplo-negativi di piccole dimensioni, senza coinvolgimento linfonodale (stadio I), operati, con alto infiltrato linfocitario, sembrano avere un’ottima prognosi e sopravvivenza, anche senza l’aggiunta della chemioterapia post-operatoria.
Secondo la dottoressa Carmen Criscitiello questi risultati supportano l’ipotesi che l’infiltrato linfocitario giochi un ruolo essenziale nella lotta contro il tumore, perchè può aiutare a identificare pazienti che non necessitano di un trattamento chemioterapico adiuvante.
Tuttavia, ulteriori ricerche saranno indispensabili per confermare questo dato, prima che sia possibile applicarlo nella pratica clinica.